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Quando le biblioteche cambiano nome
Ponteranica è un paese in provincia di Bergamo che fino a ieri possedeve una biblioteca comunale intitolata a Peppino Impastato, il giovane siciliano ucciso dalla mafia nel 1978. Ma cambia il colore della giunta e la nuova amministrazione decide che quel nome non va. Meglio celebrare un eroe locale, il noto sacerdote sacramentino Giancarlo Baggi. Ma non sùbito: a maggio 2010; fino ad allora si chiamerà “Biblioteca civica comunale”

Tag: biblioteche, mafia

Piccioni

Si chiama Winston. E’ un piccione viaggiatore di 11 mesi. A Durban (Sudafrica), lo scorso 9-9-2009 (data fatidica?) ha felicemente trasmesso 4 Gb di dati a 60 km di distanza in un’ora e 8 minuti.
Due ore dopo, l’ADSL locale, che trasmetteva i medesimi dati, era ancora ferma al 4% di dati inviati. La gara e’ stata seguita da centinaia di sudafricani su Facebook e Twitter.
Qui il filmato che certifica l’impresa www.youtube.com/watch?v=t6MUvQ-9Yus

Tag: adsl, internet

Chi linka paga?

Harvard Business Publisher, editore dell’Harvard Business Review, la più importante rivista di Management del mondo e di molte altre
pubblicazioni di temi gestionali, ha cominciato a richiedere il pagamento di una licenza, molto costosa, per poter utilizzare il Deep Linking verso i propri contenuti all’interno di EbscoHost.
Questa pratica per ora coinvolge 30 importanti università e business school, ma si prevede che verrà estesa ad altri sottoscrittori.
L’avvio di questa pratica intende impedire che gli articoli presenti in un database vengano segnalati in modo diretto all’interno dei programmi dei corsi, a meno di pagare sostanziose fee all’editore.
Site map

Questa evoluzione, che per ora non ha suscitato molto dibattito perché sono coinvolte poche realtà, rischia di mettere in forse una delle caratteristiche fondamentali del Web: il sistema relazionale dei link.

Tag: copyright, ipertesto, online, riviste, web

Open Humanities Press lancia cinque nuove collane di monografie Open Access

Open Humanities Press (OHP), in collaborazione con la University of Michigan Library’s Scholarly Publishing Office (SPO) ha lanciato lo scorso 7 agosto cinque nuove collane di monografie Open Access dai titoli New Metaphysics, Critical Climate Change, Global Conversations, Unidentified Theoretical Objects, e Liquid Books.

Tutte le monografie saranno peer-reviewed e ogni serie avrà un comitato scientifico di prestigio. Saranno disponibili in full text online e, a prezzo contenuto, in edizione paperback. Gli autori mantengono il copyright sulle loro opere, con un’opzione Creative Commons. I pre-print e i post print possono essere liberamente archiviati per una maggiore disseminazione e una maggiore possibilità di commento.

Un nuovo esempio di come una biblioteca universitaria e i membri delle Facoltà umanistiche uniscono i loro sforzi e lavorano insieme per cercare di far fronte in modo concreto e innovativo alla crisi delle monografie. [EG]

Fonte:  SPARC Open access Forum Digest  1553

Tag: Accesso aperto, e-books, editoria, peer review

L’Archivio? Gesù Cristo!

Sant’Ignazio, vescovo di Antiochia († 107 o 110) scrive, nella sua Lettera ai filadelfiesi, rispondendo a degli interlocutori immaginari che non credono nella sufficiente forza di prova di documenti scritti a testimonianza della fede: «Ho ascoltato alcuni che dicevano: “se non lo trovo una cosa negli archivi, non credo nemmeno nel Vangelo”. Io risposi loro che sta scritto ed essi, di rimando, che questo è da provare. Per me l’archivio è Gesù Cristo, i miei archivi inamovibili la sua croce, la sua morte e resurrezione e la fede che viene da lui». In altre parole: non sono i documenti (d’archivio, nel caso) che possono testimoniare la verità divina ma è quest’ultima, al contrario, che è fondante, per virtù carismatica, degli archivi stessi. E così, commenta Massimo Grandi in una recente nota su Archivi23 a questo proposito: «I documenti di archivio possono essere “affidabili”, “autentici” e quant’altro, ma da soli non dimostreranno mai la veridicità dei fatti e delle affermazioni trasmesse dai documenti stessi». Pharmacy blog
A contrario, in altri tempi e per altre prove: Gustave Flobert, in La tentazione di sant’Antonio, fa discutere il santo con una turba di gnostici che contestano la verità dei vangeli canonici. Malauguratamente, Antonio grida: «Non avete le prove!» e immediatamente da sotto le vesti dei suoi interlocutori spuntano decine e decine di rotoli gnostici, agitati come prove: qualunque cosa tu voglia dimostrare, troverai sempre un documento (d’archivio) che sostiene la tua tesi…
La verità laica è duro cómpito degli storici.

Tag: archivi, archivistica, documentazione, documenti, verità

Tanto nuovo che non ha nemmeno un nome

Si chiama infatti, semplicemente, SBDS Prototype 0.1, a valere per Single Business Discovery Service (da non confondere con l’omonima sigla del gene “Shwachman-Bodian-Diamond Syndrome”). Lo segnala Lluís Anglada sul suo blog “Bdig (biblioteques digitals i cooperació)” ed è il nuovo IR messo a punto dalla National Library  of Australia, giudicandolo «¡Impresionante!».
Dà accesso ai metadati di 42 milioni di documenti in linea. Inizialmente i dati provenivano da fonti australiane (Australian National Bibliographic Database, Australian Newspapers, Picture Australia, the ARROW Discovery Service, Pandora) ma ora sono state incluse anche fonti “esterne” come OAIster, il repository Hathi Trust, Internet Archive, ecc.
Fateci un giro.
Si può trovare in modo “frammentario” (libri, articoli di rivista, immagini, musica, video, riviste australiane, archivi, mappe, pagine web e persone o istituzioni) o in modalità “globale”, che può successivamente essere filtrata per formato (articolo, libro, rivista), disponibilità, parole-chiave, data di pubblicazione, lingua.
Come dice Lluís: ¡impresionante!

Tag: information retrieval

Due (o tre) in una

La prima è che la famosa “dottrina Sarkozy”, o legge istitutiva dell’HADOPI (Haute Autorité pour la Diffusion des Œuvres et la Protection des Droits sur Internet), che affida a una speciale agenzia terza il còmpito di vigilare sui download dei navigatori di Internet e intervenire direttamente qualora riscontri violazione del copyright ordinando la disconnessione dalla Rete mediante sospensione del contratto di accesso con il provider, è stata dichiarata incostituzionale. Il Consiglio Costituzionale francese ha infatti stabilito che solo l’autorità giudiziaria, e solo al termine di un ordinario processo, può decidere di privare un cittadino del diritto di manifestare e formare il proprio pensiero. Le medesime motivazioni sono state recentemente addotte (con 407 voti favorevoli, 57 contrari e 171 astensioni) dal Parlamento Europeo contro il cosiddetto “pacchetto Telecom“, che tentava di attuare la “dottrina” di cui sopra.
La seconda è che nel neo-eletto Parlamento Europeo un seggio (forse due) è stato assegnato dalla Svezia al “Pirat partiet” sostenitore della riforma del copyright e dell’abolizione del sistema dei brevetti. Si ricorderà (vedi “AIDAlampi” del 17  febbraio 2009 e del 13 aprile 2008) la sentenza del tribunale di Stoccolma del 17 aprile scorso, che ha fatto condannare i quattro responsabili di “The Pirate Bay”, il sito web specializzato in servizi “Torrents” – sistemi che dànno la possibilità di fare il download peer-to-peer dei file cercati – che sono la diretta espressione del Partito Pirata.
Tra l’una e l’altra notizia, la terza è che il neo-eletto Parlamento Europeo dovrà nuovamente legiferare sull’argomento ricominciando quasi da zero, ma chissà che il vento, a questo riguardo, non stia cambiando: per la prima volta nella storia, infatti, un partito nato dal Web è stato in grado di raccogliere migliaia e migliaia di persone fino a contare in Svezia per più del 7% degli elettori. Anche in Italia ci hanno provato, ma il nostro “Partito Pirata” non ha raggiunto la soglia del 4%.

Tag: copyright, file sharing, peer-to-peer, pirateria, UE

Niente silicio per campare di più

La notizia è pubblicata sul fascicolo di giugno di “American Chemical Society’s Nano Letters” che pubblica un articolo di Alex Zetti e collaboratori dell’Università di Berkeley.
Si riferisce alla sostituzione di una nano-particella di ferro (grande 1/50.000 di un capello umano) entro un nano-tubo di carbonio. Pare che in presenza di un segnale elettrico, la nano-particella possa essere controllata e spostata con grande precisione all’interno del nano-tubo, le cui estremità, ancorate a elettrodi, costituiscono lo zero e l’uno del codice binario. Così, in presenza di elettricità, le nano-particelle si “muovono” con grande precisione comportandosi come il cluster di un cd riscrivibile: possono cioè “scriversi” e “cancellarsi” per rappresentare un dato.
Due vantaggi di una tecnologia prototipale ancora piuttosto esoterica che abbandona il silicio dei micro-chip tradizionali: il nuovo sistema contiene un terabyte di memoria per pollice quadrato e la sua durata termodinamica è prevista in almeno un miliardo di anni contro gli attuali 20-30 delle attuali memory card.
Parlando di quasi-eternità, Alex Zettl ha ricordato il famoso esempio del censimento terriero riportato nel Domesday Book di Guglielmo il Conquistatore che, scritto su pergamena nel 1086, è sopravvissuto più di 900 anni mentre la sua versione elettronica, registrata nel 1986, è sparita dal supporto dopo soli 20 anni…

Tag: elettronica, memoria, nano-tecnologie

Sapere e piazze

Ovvero biblioteche e libertà, cioè il luogo dell’incontro, cioè la biblioteca come piazza dove si realizza lo scambio delle conoscenze. L’editore oggi non lo ha ancora inserito nel catalogo web ma ne parla con entusiasmo il domenicale del “Sole 24 ore” nel giorno del suo compleanno (un bel regalo) e il 24 giugno sarà presentato alla biblioteca Joppi di Udine. Il merito è di Antonella Agnoli e del suo ultimo scritto presso Laterza, 18 euro per 172 pagine.

Tag: architettura, biblioteche, conoscenza

eJustice a Trujillo

In contemporanea via teleconferenza fra Spagna e Messico, il 24 settembre 2009 gli information professionals del settore terranno il primo seminario sulla giustizia elettronica (eJustice, appunto) che ha per sottotitolo “Toward a transparent system of justice”.
Informazioni e iscrizioni, anche per la partecipazione online in broadcast, sul sito della Documentation Sciences Foundation

Tag: eKM, giustizia, knowledge management

Come si fanno le (nuove) bibliografie

Finalmente il Web ha innovato anche questo settore scientifico, tradizionalmente caratterizzato da elenchi a stampa obbligatoriamente statici e a lento aggiornamento.
Ne sono per ora antesignani la Library Association e la Rutgers University’s School of Communication, Information and Library Studies, con la pubblicazione di due siti web: Guide to Reference (bibliografia di bibliografie, a pagamento ma con possibilità di prova gratuita per 60 giorni) e Virtual Reference Bibliography (di fatto, aggiornamento della famosa bibliografia di Bernie Sloan, ad accesso gratuito).
Le novità consistono nel fatto che le bibliografie sono ora depositate in basi di dati, ricercabili e visualizzabili con diverse modalità, oltre al fatto di poter inviare commenti e integrazioni (immediatamente pubblicati per la prima, sottoposti invece ad approvazione redazionale per la seconda) e in parte integrabili con istanze di Web 2.0 o Mobile Web.
Ne parla Paola Gargiulo in “Risorse di reference digitale” aggiornata ieri.

Tag: bibliografia, web

Identità rubate in biblioteca

Il furto d’identità, da quando la realtà è diventata più virtuale (nel senso di elettronica), è cosa di gran moda sia tra i ladri sia tra i derubati. Succede anche nelle biblioteche, specialmente quando si consegnano carte d’identità di qualsiasi tipo corredate da micro-chip, magari anche solo per pagare le fotocopie. Robert J. Lackie ce ne allarma su “Library garden” di aprile, rinviando a due risorse online per imparare ad evitare queste spiacevolezze.

Tag: biblioteche, furto d'identità

Library assessment? Chiedere al vinaio

Se n’è parlato all’ultima Library Assessment Conference tenuta a Seattle nel Washington lo scorso 4-7 agosto 2008, nella quale una delle sessioni sulla valutazione della qualità è stata affidata a Paul Gregutt, giornalista ed esperto di vini. A quanto pare, sostiene che nella valutazione di qualità le biblioteche potrebbero utilmente imparare dalle techniche impiegate in enologia e nelle botteghe correlate. Peccato che gli atti del convegno pubblicati gratis in pdf non riportino, almeno per ora, il suo contributo. Forse lo fa l’edizione a stampa da 150 $: i vini buoni, come i buoni libri, costano cari…

Tag: biblioteca, Qualità, valutazione, vino

In biblioteca copia della lista di Schindler

Reuters  informa da Sidney che una lista di ebrei salvati dai campi di concentramento nazisti, durante la Seconda Guerra Mondiale dall’industriale tedesco Oskar Schindler, è stata ritrovata in una biblioteca in Australia e sarà messa in mostra oggi. La lista (che doveva essere una copia carbone della reale lista stilata da Schindler) è stata rinvenuta tra sei cartoni contenenti materiali che appartengono allo scrittore australiano Thomas Keneally, autore del libro “Schindler’s Ark”, opera che è alla base del film premio Oscar, diretto da Steven Spielberg, “Schindler’s List”. Le 13 pagine, sempre più ingiallite, sono state ritrovate tra ritagli di giornale e appunti da un ricercatore alla New South Wales Library di Sydney, mentre setacciava le scatole di manoscritti che la biblioteca aveva acquistato nel 1996. La lista dovrebbe essere stata data a Keneally da Leopold Pfefferberg, lavoratore ebreo e numero 173 nella lista, in occasione di un incontro fortuito nel negozio di pelletteria di Pfefferberg, a Los Angeles, nel 1980. Ma il portavoce della biblioteca australiana ha riferito che questa lista dovrebbe essere solo una di quelle fatte da Schindler e che non esiste una lista definitiva con cui contare il numero di persone salvate dall’industriale tedesco.

Tag: biblioteca, olocausto, storia

World Digital Library online

Verrà inaugurata il prossimo 21 aprile 2009 la biblioteca digitale mondiale dell’Unesco. Il sito Web, che sarà disponibile in arabo, cinese, spagnolo, francese, inglese, russo e portoghese, offrirà l’accesso online gratuito a manoscritti, mappe, libri, spartiti musicali, registrazioni, film, stampe e fotografie.
Fonte: www.worlddigitallibrary.org

Tag: Accesso aperto, biblioteche

Come Anthony Morris ripagò il debito

Anthony è un giovane disoccupato di Queens (NY) che studia duro per superare un esame d’ammissione per lavorare alla Con Edison. Perciò frequenta spesso la sua biblioteca di quartiere, la Queens Borough Public Library, dalla quale ha prelevato tanti libri in prestito da riempire uno scaffalone in casa. Peccato che non li restituisca… Ma continua ad aver bisogno della biblioteca (l’esame è tosto assai…), per cui l’ultima volta che c’è andato non solo gli è stato impedito l’accesso, ma gli è stato anche notificata una multa di ben 80 dollari… che non possiede, ovviamente! Qual è il problema? Si è offerto di lavorare in biblioteca per ripagarlo e la transazione è stata accettata: ora può anche continuare a studiare per il suo esame, e con tutte le facilities che spettano a un bibliotecario.
La notizia, in sé, sarebbe di quelle che passano inosservate se non per il fatto che ha dato il destro al NY Times di fare un’inchiesta, con il risultato di rivelare al pubblico i tanti servizi speciali delle biblioteche, non ultimo quello di fornire lavori provvisori ai disoccupati o di potenziare i loro servizi a favore di chi cerca lavoro (employment-related services), come fornire l’accesso a Internet, aumentare il numero del PC a disposizione del pubblico o organizzare corsi di addestramento variamente finalizzati alla ricerca di un impiego – per esempio, come si supera un colloquio di lavoro.
Meno male che ci sono le biblioteche (in America)!
È un aspetto sociale della crisi corrente, che le biblioteche contribuiscono a risolvere e che AIDAlampi aveva già affrontato lo scorso 4 dicembre a proposito di un intervento di Barack Obama all’ALA.
Fonte: NY Times del 26 marzo 2009

Tag: biblioteche, economia, servizi bibliotecari

Dopo Issuu, Scribd

Con Issuu e altri come DocStoc ed Edocr (vedi AIDAlampi del 5 agosto 2008), Scribd è il viewer di maggior successo recente, sito letterario sviluppato in California da due neo-laureati dell’Università di Harvard, che ha già al suo attivo molte decine di migliaia di titoli in continua crescita, di narrativa e saggistica, disponibili per essere scaricati gratuitamente. In più, come Facebook, consente di creare gruppi, biblioteche virtuali e mantenere i contatti con chi ama i medesimi argomenti.
Il sito sta suscitando molto interesse ma anche molte polemiche. La sua comparsa ha fatto insorgere editori e autori (ultima, Joanne Kathleen Rowling, autrice della saga di Harry Potter, secondo la notizia di Zeus News) che sostengono che  la pubblicazione dei loro titoli sia avvenuta senza il loro consenso, con una chiara infrazione della legge sul copyright.
Il Times, che ha dedicato a Scribd un lungo articolo definendolo il più popolare sito letterario del mondo grazie ai suoi 55 milioni di visitatori mensili,  riporta infatti i timori di quanti prevedono che Scribd possa trasferire sul campo letterario il fenomeno della pirateria musicale, accusata, secondo loro, di avere affossato l’industria musicale.
I fondatori del progetto  hanno respinto le accuse attraverso il loro portavoce, ritenendo di non avere infranto le leggi sul copyright e in particolare lo US Digital Millennium Copyright Act, in base al quale un sito non può essere citato in giudizio per azioni compiute da coloro che lo utilizzano senza che il sito ne sia a conoscenza, ma anche in considerazione del fatto che un’eventuale protesta da parte di un editore avrebbe come effetto  la rimozione del titolo dal sito entro le 24 ore.
Non tutto il mondo editoriale vede Scribd come una minaccia, dice Italia SW.  Alcuni editori americani, e tra questi  Random House, hanno dato a Scribd il consenso per la pubblicazione dei suoi titoli, convenendo che esso rappresenti un canale promozionale efficace e in grado di fornire risposte su quanto i loro titoli vengano letti e da chi.  Sostengono inoltre che «Scribd could prove to be an even better way to create a buzz about new books or promising but little-known authors because the material on its site can be easily embedded elsewhere, including online hangouts such as Facebook More about Facebook and MySpace More about MySpace where people often recommend music, movies and books».
Fonti: La Repubblica, The Times, CBC News elaborate da Ciber Newsletter – Anno 3. Numero 4 Fascicolo I (aprile 2009)

Tag: copyright, editoria elettronica, peer-to-peer

Encarta chiude e le altre non si sentono troppo bene

Il sito di Encarta, l’enciclopedia della Microsoft, disponibile oggi su DVD e online, chiuderà il 31 ottobre 2009. Wikipedia rappresenta oggi un prodotto altamente competitivo e pertanto Microsoft ha ritenuto opportuno chiudere questa esperienza.
Anche le altre enciclopedie presenti online ma a pagamento come la Britannica e la Larousse incominciano ad avvicinarsi al modello collaborativo Web 2.0 di Wikipedia, seppure con circospezione. Si stanno aprendo alla collaborazione di utenti della rete che comunque devono registrarsi; vedi il caso della Britannica per la quale coloro che si offrono come redattori volontari vengono scrutinati e i loro contributi sono comunque controllati dagli esperti. Oppure, nel caso della Larousse, le voci compilate dai redattori volontari sono tenute separate. E la Treccani incomincia a fare capolino e alcuni contenuti li mette persino in accesso aperto, tra cui il Dizionario Biografico degli italiani.
Alcune riflessioni interessanti sulle enciclopedie tradizionali in rapporto a Wikipedia, sull’ uso di Wikipedia in biblioteca e nel servizio di reference, sul passaggio dall’autorevolezza della fonte alla sua credibilità, sulla necessità di un comportamento attivo da parte di chi utilizza strumenti del Web 2.0 (David Weinberger insegna) sono state fatte da Valeria Gentilini nel suo ottimo intervento allo scorso seminario Cenfor durante il convegno delle Stelline 2009.
Per un discorso più ampio sulle enciclopedie e su quello che sta succedendo oggi, c’è l’articolo di Fabio Metitieri Spiacenti, la conoscenza enciclopedica si è trasferita online pubblicato su Biblioteche Oggi di gennaio-febbraio 2009.
Fonte: Ciber Newsletter – Anno 3. Numero 4 Fascicolo I (aprile 2009)

Tag: enciclopedie, online

Se l’archivio sceglie Flickr

Dopo l ‘esperienza positiva della Library of Congress, la prima biblioteca a scegliere di archiviare su Flickr alcune delle sue collezioni fotografiche, anche l’Oregon State University Archive ha deciso di utilizzare l’ormai famosa piattaforma per lo scambio e la condivisione di immagini per promuovere e diffondere sulla rete e tra gli amanti del Web 2.0 una collezione di immagini.

Si tratta  dell’archivio  del Civilian Conservation Corps, http://www.flickr.com/search/commons/?w=34586311%40N05&q=&m=text una collezione di 116 foto scattate nel 1930 da Gerald Williams con un focus sulle foreste dell’Oregon.

In una sola settimana sono stati 15,000 gli accessi alla collezione archiviata su Flickr. Tiah Edmunson-Morton, archivista presso la Oregon State University, commenta in modo positivo l’esperienza:

“It seemed a base to reach a whole new set of users.”

Cosi’ si promuove l’immagine del campus e si svelano i tesori nascosti per decenni nelle biblioteche e negli archivi del mondo.

La notizia su The Wired Campus: http://chronicle.com/wiredcampus/article/3636/oregon-state-u-releases-photo-collections-to-flikr-commons

Tag: web 2.0

OER lo facciano i bibliotecari

OER (Open Educational Resources) è un ambiente di condivisione di risorse educative per la scuola e per l’università. Ognuno può utilizzare e modificare le risorse offerte, nonché commentarle e descriverle secondo i propri parametri. Inoltre è fortemente incoraggiata la partecipazione attiva da parte di docenti e studenti, i quali sono invitati a pubblicare e condividere le proprie risorse educative.
Nel Midwinter Meeting 2009 dell’ALA (American Libray Association)  dello scorso gennaio si è  sottolineato come i bibliotecari possano assumere un ruolo importante nella promozione e nello sviluppo di questo ambiente, considerandolo una logica estensione del movimento open access,  che anzi dovrebbero promuovere in seno ai depositi istituzionali dando  vita a dibattiti all’interno delle proprie istituzioni.
Di che si tratta? OER Commons fondata nel 2007 da ISKME, è una rete collaborativa con più di  120 partner che fornisce  un unico punto di accesso attraverso il quale educatori e studenti possono eseguire ricerche fra più 24.000 record.
Notizia preparata da Cettina Cosenza.

Tag: open access, scuola, università